Veronica Baldi

Veronica Baldi

17 anni - Liceo Monti, Cesena, Emilia Romagna

La incontriamo fuori scuola, a Cesena, ha dei libri in mano e lo zaino un po’ troppo pieno. Porta degli occhiali grandi, con una montatura tonda che le dà un’aria attenta e curiosa.

A cura di Mikael Lanci

Anni 90 Libri Scuola Vintage

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Ciao Veronica, raccontaci qualcosa di te, frequenti questa scuola?

Si frequento il liceo Monti delle Scienze Umane. Mi piace molto, anche se a volte è impegnativo. Mi piacciono soprattutto italiano e storia — infatti sogno di diventare maestra alle elementari e insegnare proprio quelle materie. Ho sempre avuto il pallino dell’insegnamento, mi piace spiegare le cose e stare con i bambini. Oltre a questo devo ammettere che studiare mi piace molto e anche leggere, passare il tempo con gli amici e prendermi cura del mio gatto.

Hai un gatto! Come si chiama?

Si chiama Bizet! Ho preso ispirazione dagli Aristogatti, il mio film preferito da piccola (ride). Ha il pelo nero e morbidissimo, me lo hanno regalato due anni fa al compleanno. All'inizio era timido e schivo, ma molto pacifico. Abbiamo instaurato subito un bellissimo rapporto: ormai è il mio compagno di studio ufficiale. Si accoccola sempre sulla sedia dietro di me o direttamente sui riassunti di letteratura mentre cerco di ripassare. È come se volesse ricordarmi di fare una pausa ogni tanto!

“Devo ammettere che studiare mi piace molto e anche leggere”

Ti è sempre piaciuto leggere? Quali sono i libri che preferisci?

Sì, abbastanza. Ho iniziato a leggere con costanza durante le scuole medie. Preferisco soprattutto libri scritti da donne per le donne. Mi piace il modo in cui raccontano anche le cose più semplici, più vicino a come penso anch’io. Nello zaino oggi ho “Una stanza tutta per sé” di Virginia Woolf, lo sto leggendo piano piano tra un compito e l’altro. Mi piace perché parla di libertà, di spazio per sé, anche se è un libro di tanti anni fa sembra ancora molto attuale.

Come mai ti senti così vicina a questo genere di libri?

In realtà molti di questi libri me li ha regalati mia mamma, erano suoi di quando era ragazza. Lei è cresciuta con tre fratelli maschi e non è stato sempre facile! I miei nonni lavoravano entrambi e lei si ritrovava spesso a badarli… Mi ha raccontato che leggeva questi libri perché a volte le mancava avere una sorella maggiore, qualcuno che la capisse. Credo che un po’ questa cosa sia arrivata anche a me, attraverso le sue letture. Ora che sono io la sorella più grande, ho una sorellina di cinque anni, mi piace pensare che un giorno anche lei possa ritrovarsi in questi libri, come è successo a me.

Raccontaci dei tuoi jeans, da dove vengono?

Sono a vita medio-alta, taglio dritto, niente di particolare… però ci tengo tantissimo. Erano di mia mamma. Sono di fine anni Novanta, si vede dal tessuto e dai dettagli. Lei li aveva portati un sacco, dice che li metteva praticamente sempre. Io li ho trovati per caso, in uno scatolone in mansarda. C’erano dentro vestiti vecchi, cose che non usava più. Li ho tirati fuori, me li sono provati e mi stavano perfetti. Da allora li ho tenuti io..

E tua mamma lo sa?

(ride) Sì, anche se all’inizio non proprio. Un giorno me li ha visti addosso e mi fa: “Ma quelli?” Si è messa a ridere, poi mi ha detto che potevo tenerli, tanto a lei non stavano più bene. Si vede che è più bassa di me — infatti sui pantaloni ci sono ancora i segni dei risvolti che faceva. Mi piace, perché è come se ci fosse rimasto un po’ il suo modo di portarli. Sono molto scoloriti, con quei contrasti forti che si creano solo col tempo.

“Un piccolo passaggio di testimone, fatto di ricordi e cose che restano”

Li metti spesso?

Sì, quasi sempre. Sono comodi e mi piacciono, ma non è solo una questione di stile. In un certo senso mi fanno sentire a casa. Mi ricordano lei da giovane, le foto che ho visto dove aveva i capelli raccolti e indossava questi jeans con una camicia bianca, semplice ma sicura di sé. Quando li metto mi sembra di portare addosso un pezzo della sua storia. E poi mi fa sorridere pensare che magari, un giorno, li metterà anche mia figlia (se ne avrò una) come un piccolo passaggio di testimone, fatto di ricordi e cose che restano.

Veronica parla con calma, scegliendo le parole con cura. Prima di salutarci aggiunge, guardando i pantaloni: “Non sono solo un paio di jeans, è una cosa che mi lega a lei. Mi piace che abbiano una storia, anche se semplice”.