Sergio Michelotti

Sergio Michelotti

52 anni - Coriano, Rimini, Emilia Romagna

Accanto agli ulivi, Sergio ci accoglie con una stretta di mano forte. Sul viso, la calma di chi ha imparato a vivere al proprio passo.

A cura di Allegra Liverani

Famiglia Campagna Usura DIY

“Ho fatto il carabiniere per tanti anni, ma da quando sono andato in pensione, ho deciso di riprendere in mano i terreni di famiglia. Mio babbo li teneva come un giardino… e mi sembrava giusto continuare io”

Sergio, come le è venuta l’idea di tornare alla campagna

Mah… all’inizio la pensione sembrava una vacanza. Dormivo di più, guardavo la tv, ma dopo un po’ non ce la facevo a stare fermo. Io sono uno che deve muoversi, fare qualcosa. Così ho rimesso piede nei campi di mio babbo. All’inizio solo per sistemare un po’ di cose, poi mi è tornata la passione. Mi occupo soprattutto degli ulivi: potatura, raccolta, un po’ di manutenzione. È un lavoro che ti stanca ma ti fa bene dentro.

È diventato un lavoro di famiglia, vero?

Sì, certo. Quando arriva la raccolta, viene giù tutta la famiglia. Mia moglie, i figli, pure i nipoti se sono liberi. Facciamo tutto insieme: si ride, si chiacchiera, ci si aiuta. Alla sera siamo tutti stanchi ma contenti. È una cosa che mi piace molto: non è solo lavoro, è stare insieme, condividere.

Oggi ci ha portato un paio di jeans molto vissuti.

Eh sì, questi sono i miei jeans da lavoro. Li metto sempre, estate e inverno. Sono pieni di macchie e le tasche un po’ scucite. Mia moglie dice sempre: “Sergio, sembri un disgraziato!” Però io le dico: “Guarda che mi piacciono così, rovinati. Raccontano il mio lavoro.” Ho chiesto a mia suocera di aggiungere due bottoni per attaccarci le bretelle, così stanno su meglio. E se guardate dentro la tasca, ci trovate ancora il segno delle cesoie che ci tengo sempre. Sono comodissimi, questi. Non li cambierei per niente.

Cosa le piace di più del suo lavoro tra gli ulivi?

Mi piace prendermi cura delle piante. Vederle crescere, capire quando hanno sete, quando stanno bene. Ti parlano, le piante, basta saperle ascoltare. E poi mi piace sapere che quello che faccio serve alla mia famiglia. Con l’olio che facciamo noi ci condiamo tutto, e il resto lo regaliamo agli amici. Non ho bisogno di tanto, mi bastano le piccole cose. Tornare a casa la sera con la schiena che tira un po’ ma la testa leggera… per me quella è felicità.

“I jeans nuovi non li voglio. Questi hanno la mia storia addosso”

Com’è la sua giornata tipo?

Mi alzo presto, faccio colazione, guardo il telegiornale. Poi prendo il cappellino, i miei jeans, e vado nel campo. Di solito lavoro fino a metà giornata, quando il sole picchia troppo. Poi torno a casa, e lì comincia un’altra battaglia: mia moglie che mi guarda e dice “Guarda come sei ridotto! E tutta ‘sta verdura piena di terra dove la metto adesso?” Però poi si mette con me a pulirla, e prepariamo le conserve. Ci piace farne tante: pomodori, melanzane, fagiolini. Le mettiamo nei barattoli e le regaliamo in giro. È un modo per dire: “Ti penso”.

Lei sembra un uomo molto concreto.

Eh, sì. Non sono mai stato uno da chiacchiere o da feste. Neanche da libri, a dire la verità… leggere per me è fatica, giusto la Gazzetta dello Sport la domenica, con il caffè. Io sto bene fuori, tra la terra e gli alberi. Mi basta quello.

“Vede? Lì c’è tutto. Il lavoro, la famiglia, la pazienza. È la mia vita. E questi jeans, ormai, fanno parte di tutto questo”

A proposito di vino, ci hanno detto che condivide le bottiglie con un certo Franco…

Ah sì, Franco! È un mio grande amico, da una vita. Lui ha un piccolo vigneto, fa un Sangiovese che è una meraviglia. Io gli porto un po’ del nostro olio, e lui mi regala il vino. È uno scambio tra amici, come si faceva una volta: senza conti, senza misure, solo per piacere. Quando arriva l’autunno, ci troviamo a chiacchierare sul campo, un bicchiere per uno, e ci diciamo: “Eh, guarda che roba buona che viene dalla nostra terra”. Sono quei momenti lì che ti fanno sentire che va tutto bene.