Lidia Rocchi

Lidia Rocchi

84 anni - Baragalla, Reggio Emilia, Emilia Romagna

Seduta sulla sedia di legno in cortile, con il grembiule ancora legato in vita e gli occhiali appoggiati sulla testa, Lidia ci accoglie con un sorriso aperto. Sul tavolo, una torta e una tazza di tè fumante. Indossa una camicetta a fiori e un paio di jeans blu scuro, un po’ consumati ma curati con amore. Sulle caviglie si vede una cucitura fatta a mano, precisa ma imperfetta, e sulla parte alta del tessuto, i baffi chiari e sfumati che raccontano il tempo passato a muoversi, sedersi, impastare, camminare.

A cura di Bianca Cavatorti

Cucito Famiglia Vintage Vissuti

“Eh, questi jeans qui hanno più anni di certi ragazzi, li ho presi quando mia figlia mi ha convinta a provare qualcosa di moderno. Poi li ho dovuti accorciare… io le gambe lunghe non le ho mai avute!”

Lidia, lei ha sempre avuto una passione per la moda?

Mah, più che passione, direi che mi è sempre piaciuto sentirmi a posto. Una volta si diceva “presentabile”. Non serve spendere tanto, basta sapere scegliere e aggiustare. Io ho imparato a cucire da mia madre, che lavorava in sartoria. Ancora oggi, quando qualcosa non mi convince, prendo ago e filo e ci metto mano. Questi jeans, ad esempio, erano troppo lunghi. Così ho fatto due pieghe, li ho rifiniti, e adesso mi vanno giusti.

Quindi li ha personalizzati lei?

Sì, sì, tutto da sola. Li ho anche un po’ ristretti ai fianchi, e ho rinforzato le cuciture sulle caviglie, perché si sfilacciavano. Ormai li metto dappertutto: per andare a fare la spesa, in giardino, anche quando cucino — con il grembiule sopra, ovviamente. Le dico la verità: all’inizio mi sembrava strano vedere una signora della mia età con i jeans. Poi ho pensato: “Ma perché no?” Non c’è un’età per sentirsi comodi.

Si direbbe che li porta con orgoglio.

Certo! Mi piace che siano miei, nel senso che li ho fatti come volevo io. Li ho lavati mille volte, e quei segni chiari — come li chiamate voi? “baffi”? — sono venuti da soli. Mi piacciono perché raccontano tutto quello che ho fatto: i pomeriggi in cucina, le passeggiate con le nipoti, le giornate passate a sistemare il giardino. Ogni sfumatura è un pezzetto della mia vita.

Come passa le sue giornate, signora Lidia?

Mi alzo presto, faccio il caffè e mi metto subito in moto. Non riesco a stare ferma. Di mattina sistemo casa, preparo qualcosa per pranzo — spesso lasagne o minestrone, che poi porto a mia figlia quando non ha tempo di cucinare. Il pomeriggio lo passo in giardino o con le mie nipotine. Loro mi chiamano “nonna Lidia stilista”, perché dicono che aggiusto tutto: i vestiti delle bambole, le gonne troppo lunghe, le maniche rotte. La sera, invece, mi piace sedermi qui fuori, guardare il tramonto e sentire il profumo dei fiori. È il mio momento di pace.

Le sue nipoti le chiedono consigli di stile?

Eccome! (ride) Mi chiedono sempre di insegnar loro a cucire. Una volta la più piccola mi ha detto: “Nonna, quando sarò grande voglio fare come te, aggiustare invece di buttare.” Mi ha fatto una tenerezza… Credo che in fondo il valore delle cose stia proprio lì: nel tempo che ci metti per curarle, non nel comprarne di nuove.

“La sera, invece, mi piace sedermi qui fuori, guardare il tramonto e sentire il profumo dei fiori. È il mio momento di pace”

Cosa rappresentano per lei questi jeans?

Sono un po’ come me: pratici, pieni di segni ma ancora buoni. Mi fanno sentire libera. Li indosso per stare comoda, ma anche per ricordarmi che non si smette mai di cambiare. Anche a settant’anni si può essere moderni — basta non perdere la propria storia. Lidia si sistema gli occhiali, accarezza il tessuto dei jeans con le dita e sorride. “Li tengo così, comodi e con i baffi,” dice piano. “Ogni volta che li indosso, mi sento un po’ più me stessa”.