Marta Moretti

Marta Moretti

16 anni - Villa Verucchio, Rimini, Emilia Romagna

È seduta sui gradini davanti alla sede scout, la porta ancora aperta alle sue spalle. Dentro si sente odore di vernice fresca. Marta tiene le gambe piegate, i jeans chiari e ben stirati che arrivano a metà gamba, macchiati qua e là di vernice bianca. Non sembrano vecchi né rovinati, anzi: sono puliti, in ordine. Solo, raccontano qualcosa.

A cura di Bianca Cavatorti

Macchie Sport Amicizia Passioni

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Marta, raccontaci chi sei.

Ho 16 anni e sono una scout. Ho iniziato quasi per gioco, perché c’era una mia amica che andava in reparto. Poi sono rimasta. Lo scoutismo è diventato parte della mia settimana, del mio modo di pensare. Mi ha insegnato a mettermi in gioco e a fare con le mie mani.

Che tipo di scout sei?

Direi una che si butta. Mi piace quando c’è da organizzare qualcosa, quando c’è da sistemare, costruire, migliorare. Non sono quella che resta in disparte. Se c’è da prendere un pennello o spostare tavoli, lo faccio volentieri.

Parliamo dei tuoi jeans.

Sì, sono un paio di Levis vecchi di mia mamma. Li tengo bene, non sono strappati o rovinati, sono solo un po ' sporchi di vernice. Li porto molto perché sono corti: mi muovo tanto, soprattutto quando siamo in attività. Sono jeans pratici. Le macchie di vernice sono arrivate tutte insieme. Era il giorno in cui abbiamo pitturato la nuova sede scout, come impresa di squadriglia. Avevamo deciso che non volevamo una sede “fredda”: volevamo sentirla nostra. Così abbiamo scelto i colori, coperto i pavimenti e iniziato a verniciare. Le macchie sono quindi il ricordo di una bella giornata passata con i miei amici.

Raccontaci com’è andata?

All’inizio eravamo super attente a fare tutto preciso. Poi, dopo un po’, tra risate e musica dal telefono, la vernice ha iniziato a finire ovunque. Sulle mani, sulle scarpe… e sui jeans. Ma non mi sono mai fermata a pensare: “Oddio, si sporcano”. In quel momento contava solo lavorare insieme. Ogni macchia mi ricorda un rullo passato troppo in fretta, qualcuno che inciampa e ride. Quando li guardo mi ricordo la stanchezza a fine giornata, ma anche l’orgoglio di vedere le pareti finite.

Cosa rappresentano questi jeans rispetto al tuo percorso scout?

Rappresentano il fatto che cerco di fare le cose fino in fondo. Sono jeans tenuti bene, perché ci tengo, ma non ho paura di usarli davvero. Come nello scoutismo: rispetto le regole, ma non ho paura di sporcarmi per vincere. La mia squadriglia è molto competitiva, il nostro obiettivo è quello di vincere il campo estivo. Quest’anno per il vincitore c’è il palio un fornelletto da campeggio nuovo di zecca.

A casa come hanno reagito vedendoli così?

Mia madre ha sospirato e ha detto: “Almeno dimmi che ne è valsa la pena”. Io le ho risposto di sì, senza pensarci due volte. Perché adesso quella sede è anche un po’ nostra e quei jeans sono la prova che non siamo rimasti a guardare, ma abbiamo preso in mano la situazione.

Cosa ti piace di più dello scoutismo?

Il senso di responsabilità. Sapere che anche a 16 anni puoi fare qualcosa di concreto, che resta. Non solo parole o promesse, ma muri dipinti, spazi sistemati, persone che useranno quello che hai fatto. Marta si alza, si scrolla un po’ la polvere dalle scarpe e guarda i suoi jeans. “Le macchie non andranno via del tutto”, dice. “Ma va bene così. Sono puliti, sono miei, e raccontano una storia che rifarei da capo”.