Tommaso Bianchi
20 anni - Sede UNIRSM Design, Città di San Marino, Repubblica di San Marino
Tommaso studia design e racconta le cose con la calma e la curiosità tipica di chi ha già trovato la propria direzione, anche se il percorso è solo all’inizio.
A cura di Allegra Liverani
Lo incontriamo in una nuvolosa mattina all’università di San Marino. Tommaso ha appena finito lezione, si siede su un muretto al sole con lo zaino accanto e il portatile ancora aperto. Ha 19 anni, si veste in modo semplice, ma curato con attenzione ai dettagli. Indossa una felpa abbastanza corta, un paio di sneakers vissute e i suoi jeans preferiti, quelli che oggi ci racconta.
“C’è anche una questione di sostenibilità, comprare vintage vuol dire riutilizzare, dare una seconda vita a qualcosa”
Non saprei dire un momento preciso. È una cosa che è cresciuta piano piano, guardando, provando. Mi piace cercare oggetti e vestiti che abbiano una storia, che non siano solo belli ma anche vissuti. Giro spesso per i mercatini, soprattutto nei weekend. Non torno mai a casa senza aver comprato niente, altre volte trovo dei pezzi incredibili. C’è sempre quella sensazione un po’ da caccia al tesoro, e credo sia quello il bello, ormai è diventata quasi una dipendenza. Poi c’è anche una questione di sostenibilità, comprare vintage vuol dire riutilizzare, dare una seconda vita a qualcosa. È un modo di fare le cose con più consapevolezza, senza buttare via quello che può ancora avere valore.
Li ho presi a Borgo Maggiore di San Marino, in un mercatino che fanno una volta al mese. C’era una signora americana che vendeva vestiti appartenuti a suo figlio, tutti anni Novanta o Duemila, super vissuti.Quando li ho visti, mi hanno subito colpito: erano completamente distrutti, mancavano dei pezzi, ma avevano una forma bellissima. La signora mi ha detto: “Se sei bravo a cucire, questi te li puoi aggiustare”. Io non lo sono per niente (ride), ma ho pensato subito a mia mamma.
Abbastanza bene, appena li ho portati a casa mia mamma voleva uccidermi, era un lavoro bello lungo da fare per renderli indossabili. Lei per fortuna ha ancora la passione per il cucito, rimasta ancora da quando faceva la sarta in una industria tessile quando aveva la mia età. Abbiamo passato un pomeriggio intero a scegliere i tessuti, i fili, a guardare insieme qualche video per capire come rinforzarli senza coprire troppo le parti originali. La parte bianca che si vede ora non c’era: sono tutte toppe e rinforzi che abbiamo aggiunto insieme. Il lavoro è durato circa 1 mese, mi piace che siano imperfetti, con quelle cuciture un po’ storte. Raccontano il lavoro che c’è dietro, e soprattutto il tempo passato con lei.
“Credo che in fondo anche lei sia una creativa, solo di un’altra generazione”
Sì, molto. È una persona che non si ferma mai, ha sempre qualcosa da fare. Quando torno a casa, mi chiede sempre di vedere i progetti che sto facendo all’università. Credo che in fondo anche lei sia una creativa, solo di un’altra generazione.
Sì, è vero (ride). Ogni mattina, prima di uscire, mi lascia pronto qualcosa. Di solito un panino o la pasta. Oggi, ad esempio, ho con me la pasta al pesto, i miei amici ormai mi prendono in giro per quanta ne mangio. Lei mi prende in giro perché dice che non riesco ancora a cucinare niente di serio, ma mi sto impegnando (ride).
Molto. È un ambiente che mi stimola, pieno di persone con idee diverse e voglia di fare. All’inizio avevo paura di non ambientarmi, ma poi ho trovato un gruppo di amici con cui sto benissimo. Passiamo le giornate tra lezioni, progetti e pause caffè o sigarette infinite, anche se non fumo o non bevo caffè. (ride) Mi piace che qui il design non sia solo “bello da vedere”, ma anche un modo di pensare, di creare soluzioni nuove per aiutare le persone.
Direi semplice ma ricercato. Mi piacciono i capi ma con proporzioni pensate e colori molto semplici. Non seguo troppo la moda, preferisco mettere cose che mi fanno stare bene. Questi jeans, per esempio, non sono perfetti come taglio, sono anche troppo stretti alla gamba, ma sono miei, unici. Nessuno ne ha un paio uguale, e questo mi piace tantissimo.
Mi ricordano che le cose rotte non vanno per forza buttate. Con un po’ di tempo e di attenzione, si possono trasformare. Ogni strappo, ogni segno, ha una sua storia come le persone.
Tommaso si alza, chiude lo zaino e si avvia verso l’aula successiva.