Sara Vitali
27 anni - Scandiano, Reggio Emilia, Emilia Romagna
Sara è appena fuori da un locale di musica dal vivo. Sta fumando una sigaretta con alcune amiche, ridono tra loro, stanche ma ancora cariche dall’euforia della serata. È lì che la incontriamo e iniziamo a fare due chiacchiere.
A cura di Tommaso Bianchi
Ha un’aria un po’ incasinata, tipica di chi ha passato ore a ballare e cantare senza pensarci troppo. I capelli sono spettinati, indossa una camicia leggera sopra una maglietta sbiadita e un paio di jeans chiari, consumati in modo irregolare. È un look leggermente trasandato, ma addosso a lei racconta bene la serata: Sara è visibilmente divertita, ancora immersa nell’energia del concerto.
Studio e lavoro part-time, ma appena posso prendo i biglietti per un concerto e vado. È il mio modo per scaricare lo stress e svagarmi un pò. Mi piace arrivare presto, anche ore prima, e aspettare per essere il più avanti possibile, amo stare sotto al palco.
“Questi sono i miei Jeans da concerto!”
Sì, da sempre. È stato il primo artista che mi ha fatto capire che si può essere chi si vuole. Questo jeans lo dimostra: sulla coscia destra ho disegnato il suo volto. L’ho fatto a mano, una sera prima di un concerto tributo. Non volevo una stampa perfetta, volevo qualcosa che sembrasse vissuto, come le sue canzoni, perciò l’ho disegnato io. Li ho anche tagliati io. Dovevo stare comoda, per ballare, saltare, stare in piedi per ore, avevo bisogno di qualcosa di leggero.
“Non li ho mai sistemati perché sono il segno di quanto tempo ho passato ad aspettare”
Oh si, sono lesi sulla coscia sinistra e anche un pò nel cavallo, questi strappi vengono dallo stare seduta per terra. Mi sedevo ovunque: marciapiedi, asfalto, cemento freddo. Sempre con le gambe incrociate. Il tessuto lì ha iniziato a cedere, fino a diventare quasi bucato. Non li ho mai sistemati perché sono il segno di quanto tempo ho passato ad aspettare. Anche il retro è molto rovinato per lo stesso motivo: ore e ore seduta. Arrivo sempre prestissimo per stare in prima fila.
Code infinite, amicizie, panini condivisi con sconosciuti diventati amici nel giro di poche ore. Mani gelate d’inverno infilate nelle tasche lise e ginocchia scottate d’estate sull’asfalto. Ogni segno è una canzone ascoltata dal vivo, ma anche l’attesa prima che si spengano le luci. E il volto di Bowie disegnato è un richiamo: chi lo riconosceva si fermava a parlare.
Rappresentano la mia fedeltà. A un artista, a un modo di vivere la musica. Non sono perfetti, sono un po’ rovinati, ma sono veri. Come l’emozione di essere sotto il palco, ad aspettare che si spengano le luci.
Sara spegne la sigaretta, guarda il disegno sulla coscia con fierezza. Sorride e ci saluta.