Matteo Bartoli

Matteo Bartoli

42 anni - San Giovanni in Marignano, Rimini, Emilia Romagna

Seduto sulla panchina di legno nel cortile di casa, con un sorriso gentile e le mani ancora sporche di vernice, Matteo ci saluta con un cenno. Indossa una felpa grigia, le maniche arrotolate, e un paio di jeans blu scuro segnati dal tempo.

A cura di Allegra Liverani

Famiglia Vissuti Usura Mestiere
Matteo, di cosa si occupa?

Lavoro come falegname. Ho il laboratorio dietro casa, lo gestisco io da quando mio padre è andato in pensione. Mi piace creare oggetti che restano, mobili che passano di mano in mano. È un mestiere che richiede pazienza, e forse è per questo che mi piace così tanto.

“Li metto sempre, anche se ormai fanno ridere mia moglie, hanno visto crescere i miei figli, non li butterei mai”

E questi jeans, da quanto li porta?

Da almeno dieci anni. Li avevo comprati per lavorare, ma poi sono diventati i miei “jeans del tempo libero”. Li metto per tutto: per portare i miei figli al parco, per aggiustare la bicicletta, per dipingere casa. Ormai fanno parte della mia divisa.

Hanno una storia curiosa, a giudicare da come sono vissuti.

Eh sì (ride). Guardi qui — sulle ginocchia, sulle cosce, e perfino sulle tasche dietro. Tutto bucato. Una volta pensavo fosse solo usura, poi mi sono accorto che era colpa di mio figlio: quando era piccolo, infilava i suoi giocattoli nelle mie tasche. Macchinine, sassolini, biglie… E poi, ovviamente, il buco al cavallo: quello me lo porto dietro da anni.

Ha mai provato a sistemarli?

Sì, una volta. Mia moglie ha provato a cucirli, ma poi si è arresa. Dice che questi jeans hanno troppe storie addosso per essere sistemati. Così li porto così come sono, con le toppe un po’ storte e i fili che spuntano. A me piace così. Mi ricordano che le cose belle non devono essere perfette.

Ci racconti una giornata tipo a casa vostra.

Mi alzo presto, preparo il caffè per me e la colazione per i bambini. Poi li accompagno a scuola e torno in laboratorio. Lì passo la mattina tra segatura, musica alla radio e odore di legno. A pranzo torno a casa, e spesso mangiamo tutti insieme. Il pomeriggio, se il tempo lo permette, usciamo in giardino. Mia figlia mi chiede sempre di costruirgli qualcosa: una casetta, una spada, un piccolo aereo di legno. Io gli dico di mettersi vicino e provare con me. Credo che impari più dalle mani che dalle parole.

Sembra che il lavoro e la famiglia siano molto intrecciati nella sua vita.

Sì, per forza di cose. Non mi sono mai separato troppo dalle due cose. Quando lavori in casa, la famiglia è sempre dentro: mia moglie mi porta il caffè, mia figlia gira tra gli attrezzi e mi fa domande su tutto. È bello, anche se a volte il laboratorio sembra un campo di battaglia. Mi piace che cresca vedendo come si costruiscono le cose, quanto tempo e attenzione ci vogliono. E forse, un giorno, anche lui avrà un paio di jeans pieni di buchi ma pieni di ricordi.

Cosa rappresentano per lei questi jeans, in fondo?

Sono un po’ il riassunto della mia vita di adesso: lavoro, famiglia, gioco, fatica, risate. Ogni strappo racconta un momento. Non sono belli, ma sono veri. Quando li indosso, so che posso sporcarli. Matteo si alza, batte le mani per togliersi la polvere di segatura e sorride.