La mia cicatrice ha avuto inizialmente un forte impatto su di me. Essendo piccola, non mi era mai capitato di fare un incidente, e anche se non è stato grave, mi ha spaventato e mi ha aperto gli occhi sul fatto che la vita è un dono prezioso. Quando la guardo, penso subito a me sedicenne, di corsa in motorino, felice e impaziente di raggiungere il mio ragazzo, mentre in realtà avrei dovuto tornare a casa. È un ricordo un po’ ribelle e spensierato, che mi fa sorridere ogni volta. All’inizio mi dispiaceva pensare che il mio ginocchio non sarebbe mai tornato come prima, ma ora quella cicatrice è diventata parte di me, un ricordo di quell’esperienza e della lezione che mi ha lasciato. Non la nascondo, perché non c’è nulla da vergognarsi. Non mi sono mai sentita giudicata per lei e, mentalmente, non ho problemi ad accettarla. Tuttavia, fisicamente non riesco a toccarla: mi provoca un fastidio naturale, un piccolo promemoria della sua presenza. Il mio rapporto con questa cicatrice è semplice: è parte di me. Anche se piccola, mi ha insegnato qualcosa di importante, e per questo non vorrei cancellarla. Se potessi lasciare un messaggio a chi porta una cicatrice importante, direi che anche le ferite che sembrano insignificanti hanno un valore. Ci ricordano chi siamo stati, cosa abbiamo vissuto e quanto possiamo crescere. Una cicatrice può essere, in fondo, un piccolo tesoro da portare con sé.