QUALCUNO CHE CONTA
Esperienza di Giorgia
Giorgia aveva spedito la cartolina per scherzo, quasi per sfidare l’universo. «Non ci credevo davvero… era più un gioco, un modo per vedere se succedeva qualcosa.» E qualcosa era successo. Una settimana dopo aveva trovato nella posta un biglietto in prima classe, senza destinazione, con solo il numero del sedile e un messaggio criptico: «Per le prossime 72 ore, lei non esiste.» «Ho pensato fosse uno scherzo elaborato. Poi ho capito che era tutto vero.» All’aeroporto l’avevano accolta come una persona importante, senza spiegazioni, e accompagnata in silenzio in una suite enorme, completamente isolata dal mondo. Niente telefono, niente notifiche, nessuna richiesta. Solo lei. «La prima notte non sapevo cosa fare. La vasca era troppo grande e il silenzio quasi spaventoso.» Così aveva trascorso tre giorni interi a guardare il soffitto, a guardare se stessa, a fermarsi.
«Mi sono resa conto che non mi
ero mai davvero ascoltata.
Non così.»
ero mai davvero ascoltata.
Non così.»
Quando era tornata a casa, nessuno si era accorto della sua assenza. Per un istante l’aveva ferita, come se quei giorni lontano da tutto non avessero lasciato traccia in nessuno. Guardò la stanza immobile, identica a quando l’aveva lasciata, e capì quanto fosse strano tornare in un mondo che non si era mosso di un millimetro. «All’inizio mi ha fatto male», disse poi, «ma ho capito che il vero lusso è poter sparire senza chiedere il permesso».