DOVE IL SILENZIO BRUCIA
Esperienza di Samia
«Non c’era nulla intorno, eppure tutto sembrava rivolgermi un giudizio.»
Samia arrivò in Marocco sotto un sole che sembrava volerla scolpire nella luce. L’aria odorava di spezie bruciate e polvere, e ogni passo tra le stradine era un incontro con il mondo: mercanti che gridavano, tessuti che danzavano al vento, aromi di menta, curcuma e cumino che si mescolavano nell’aria. «Mi sembra di respirare la terra stessa», pensava il primo giorno, mentre il calore le accarezzava la pelle fino a bruciarla. Perdersi tra vicoli e bancarelle era inevitabile, ma anche un modo per lasciarsi guidare da qualcosa di più grande del caso.
La sera, una famiglia del posto la accolse nella loro casa: il padre con un sorriso che bastava a spegnere la stanchezza, la madre che le versava tè alla menta con un gesto lento e preciso, i bambini che ridevano come se la conoscessero da sempre. Il pranzo che prepararono — couscous, tajine, pane caldo — non era solo cibo: era un linguaggio fatto di ospitalità e luce. Ogni gusto raccontava un frammento di quella terra. Dopo giorni di cammino, Samia capì che non era più una semplice viaggiatrice, ma qualcuno che aveva trovato un’altra versione di sé tra il profumo delle spezie e il sorriso degli sconosciuti.